Questo articolo è una delle prima cose belle nate da questo blog. Ora vi spiego il perché.

Poco dopo la nascita del blog sono stata contattata da Giulia, una delle mie coinquiline di Venezia, e da sua mamma Antonella, proprietaria del B&B La Combriccola, che mi hanno proposto di iniziare una collaborazione per promuovere il loro territorio, la Romagna, attraverso i suoi sapori tipici.

Ovviamente ho accettato subito e ben volentieri, decidendo di cominciare nientemeno che dalla Piadina Romagnola.
Chi non ama la Piadina? Crudo, squacquerone e rucola… mmm! 😋

IL B&B LA COMBRICCOLA

La Combriccola è un B&B che si trova a  Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini.
È gestito da Antonella ed Emilio, che si prendono cura dei loro ospiti accogliendoli sempre con un caffé preparato con l’inseparabile moka. Quattro camere dotate di tutti i comfort e un’abbondante colazione preparata in casa allietano il soggiorno di chi viene a visitare le campagne romagnole.

In questo articolo di Foodipedia troverete tutto quello che c’è da sapere su questa specialità ma anche i posti migliori per andare a scoprirla tramite un tour gastronomico. 😉

LA PIADA, O PIADINA

Da disciplinare, la “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” è un prodotto a base di farina di grano tenero con aggiunta di acqua, grassi, sale, e alcuni ingredienti opzionali 1.

Si presenta come una sfoglia spianata e circolare, generalmente sottile, e si consuma in spicchi come fosse pane oppure intera farcita a piacere: salata con salumi, formaggi e verdure oppure dolce con marmellata, miele o cioccolata spalmabile.

Precisiamo subito che i termini “piadina” e “piada”, che talvolta generano un po’ di confusione, sono sinonimi. Le ipotesi legate all’etimologia del nome sono molteplici. Il termine piada (localmente piê, pièda, pìdapjida), da cui il diminutivo piadina, deriverebbe da un termine italiano settentrionale piàdena “vaso”, dal latino medievale plàdena o plàtena, da plathana, a sua volta dal greco πλάθανον pláthanon “piatto lungo, teglia”, l’asse forse su cui veniva impastata e stesa.

Ho parlato di disciplinare perché dal 24 ottobre 2014 la Piadina Romagnola gode della denominazione di Indicazione Geografica Protetta (IGP). È infatti una preparazione tipica dell’Emilia Romagna e in particolare delle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e Bologna.

Ormai diventata piatto nazionale, amata da tutti gli italiani tanto per la sua bontà quanto per la sua semplicità e versatilità, ha in realtà origini antichissime e racconta la storia della gente della Romagna2. Ha avuto un ruolo importante nell’alimentazione povera della popolazione della zona e si trovava inizialmente sempre e solo nelle tavole delle famiglie Romagnole in sostituzione del pane lievitato, quando quest’ultimo non era disponibile oppure nei periodi di miseria in cui era necessario un impasto azzimo che riempisse e saziasse. Un cibo semplice che nel corso dei secoli ha identificato e unificato la terra di Romagna sotto un unico emblema, passando da simbolo della vita rustica e campagnola, “pane dei poveri”, a prodotto di largo consumo.
Non esiste un’unica ricetta della piadina romagnola, si parla piuttosto di diverse varianti locali. Essendo parecchio vasto il territorio dove viene prodotta, ed essendo originariamente un cibo povero le cui origini si perdono nella notte dei tempi, è impossibile risalire con certezza alla composizione “originale”. La principale variabile è la componente grassa. La ricetta più comunemente ritenuta “tradizionale” prevede lo strutto o il lardo, che sempre più spesso vengono sostituiti dal burro o dall’olio. C’è poi chi mescola la farina di frumento con la farina di mais, chi usa un po’ di lievito ecc…

Quello che è importante tenere a mente però è che la piadina si presenta in 2 tipologie:

• la “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” (compatta, friabile, spessa e più piccola)
   – macchie ambrate di cottura di piccole dimensioni sulla superficie con una distribuzione omogenea,
   – compatta,
   – rigida e friabile,
   – diametro da 15 a 25 centimetri,
   – spessore da 4 a 8 millimetri;

• la “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” alla Riminese (morbida, sottile e di diametro maggiore)
   – vesciche di cottura di grandi dimensioni sulla superficie, con una distribuzione non omogenea,
   – morbida e flessibile,
   – diametro da 23 a 30 centimetri,
   – spessore fino a 3 millimetri.

Piadina Consorzio 2

LE ORIGINI

La piadina affonda le sue origini ai tempi degli Etruschi. Nelle zone dell’odierna Romagna, sono state rinvenute tracce dell’utilizzo in quell’epoca di un sostituto del pane di forma circolare fatto con farina grezza e cereali. Durante l’epoca romana si hanno numerose testimonianze dell’uso di sostitutivi del pane, realizzati con cereali grezzi e utilizzati per accompagnare dei formaggi.
La tradizione della Piadina è proseguita lungo i secoli, evolvendo ulteriormente nel Medioevo, quando gli abitanti della Romagna cominciarono a prepararla con i cereali poveri per non incorrere nella tassazione che subiva il grano – e quindi il pane – da parte dei proprietari terrieri.

Il primo documento storico in cui si cita la piadina risale al 1371. Si tratta di una descrizione della Romagna compilata dal Cardinale Angelico, nella quale tra i tributi che la città di Modigliana doveva pagare alla Camera Apostolica figuravano due “piade”.

Per centinaia di anni la piadina è rimasta un sostituto del pane a cui si ricorreva tra un’infornata settimanale del pane e l’altra.

Nel Rinascimento, quando l’arte culinaria comincia ed evolversi e aumentare d’importanza, ogni regione ha il suo pane e le focacce, soprattutto quelle non lievitate, incominciano a perdere importanza. Solo in certe regioni le focacce azzime continuano ad essere consumate dai ceti sociali più poveri, soprattutto nei momenti di carestia.

Agli inizi del XIX secolo la piadina tornò in auge grazie alla presenza della farina di mais, più accessibile economicamente, che iniziò ad essere mischiata a quella di grano tenero per la preparazione dell’impasto.

A fine Ottocento non c’è una casa romagnola dove non la si sappia preparare. Le bambine già all’età di cinque o sei anni imparavano a tirare la sfoglia ed a cuocere nel testo le fragranti piadine farcendole con il tradizionale salame fatto in casa, la salsiccia ai ferri, i cavoli lessati conditi con olio o aglio e rosmarino.

A ufficializzare il termine piada è stato Giovanni Pascoli, che italianizzò la parola romagnola piè in questo modo. In un suo famoso poemetto3 del 1909 il poeta tesse un elogio della piadina e la definisce, in una nota, “il pane nazionale dei Romagnoli” creando un binomio indissolubile tra Piadina e Romagna.
In questo poemetto il poeta, che aveva provato l’estrema povertà dopo l’assassinio del padre, con il suo stile malinconico racconta di come l’amata sorella Maria prepari l’impasto e di come lui stesso lo cuocia sul testo.

Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l’allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna;
e sulle aperte mani tu me l’arrechi,
e me l’adagi molle sul testo caldo, e quindi t’allontani.
Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto,
fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l’odore del pane empie la casa.

A parlarci della piadina è anche il poeta crepuscolare Marino Moretti. Nella sua novella “La Piè”4 racconta come si facesse la piada: la Menghinina, anziana serva di casa protagonista del racconto, si rifiuta di impastare la piada come facevano le più giovani massaie del tempo. Perché “la piada era la piada: era pane”.

La Menghinina era d’avviso che un po’ di cruschello desse maggior sapore alla piada.
E poi, poteva mancare un po’ di cruschello al pane dei poveri?
Ella era una donna all’antica, un’azdora (la massaia) della tradizione e si mostrava contrarissima alle azdore giovani che facevano della piada una pizza, un dolce qualsiasi, adoperando – le schizzinose – il puro fior di farina, gramolando e impastando col latte, lo strutto e la chiara d’uovo, aggiungendo perfino alla miscela appiccicosa quell’altra porcheriola del bicarbonato!
La piada era la piada: era pane.

Nel secondo dopoguerra, la “Piadina Romagnola” si diffonde, sia nelle campagne che nelle città, e non è più considerata un surrogato del pane, ma una golosa alternativa. A partire dagli anni Settanta, alle piadine casalinghe si accompagnano quelle di produzione artigianale, create dai chioschi che iniziano ad aprire sul lungomare e nei primi laboratori.

Nel corso degli anni la Piadina affronta anche la sfida industriale. I piccoli laboratori, forti del successo di questo prodotto unico, cominciano a produrre per un mercato più ampio e su scala nazionale e internazionale, rifornendo grandi e piccoli esercizi.

Per conservare la tradizionalità della Piadina, una serie di componenti fra istituzioni e aziende situate rigorosamente nelle zone vocate, fra le provincie di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna fino al fiume Sillaro, si uniscono nel Consorzio di Tutela e Promozione che, il 24 ottobre 2014, riuscirà a rendere il simbolo della Romagna un prodotto a indicazione geografica protetta dall’Unione Europea.

Oggi la piadina romagnola la si trova ovunque in tutta Italia ma inutile dire che per gustare la vera piadina bisogna andare in Emilia-Romagna. 😉

LE AZDORE

Il termine azdora è il femminile di azdòr, che in dialetto romagnolo indicava il capofamiglia e il reggitore, colui che guidava il clan e ne garantiva il sostentamento. Per darmi un’idea di chi stavamo parlando, Antonella del B&B La Combriccola, me l’ha descritta con queste belle parole: una signora “un po’ avanti con gli anni, col fazzoletto in testa, in carne e con le mani rapide tanto quanto quelle di un ragno che tesse la sua tela”.

La azdora era dunque la matriarca, dalla quale dipendeva l’amministrazione della casa e della famiglia. A lei spettava il compito di guidare le altre donne della famiglia e gestire l’andamento economico quando il marito era fuori casa al lavoro, per lo più in mare per la pesca. Era lei ad andare al molo e ricevere il pescato dalla barca del marito, occupandosi poi della vendita in paese e nei centri vicini, così come di accudire alle altre faccende domestiche e di occuparsi di vendere al mercato i diversi prodotti dell’orto e del pollame allevato. Con il ricavato di questi commerci faceva poi la spesa, acquistando quello che serviva alla famiglia. E’ normale dunque, che fosse anche la depositaria dei segreti del buon mangiare, necessario al sostentamento, ma anche alla gioia della famiglia.
Le azdore esistono tuttora, trasformatesi in custodi attente e appassionate delle tradizioni gastronomiche, e continuano a riscuotere rispetto e deferenza.

È piacere per l’occhio, ancor prima che per il palato, veder impastare farina, strutto e acqua tiepida da mani sapienti che sanno dosare ingredienti e consistenza. Si fa a mano l’impasto, non ci sono scuse, e si formano delle pagnottine non più grandi di un’arancia. Poi, sempre a mano, col matterello, con la forza delle braccia, le pagnottine si stendono e quindi si appoggiano, una alla volta, sul testo bollente, ma che scotti davvero. Più la teglia è calda più le piadine cuociono in fretta e bene, mentre si spande nell’aria l’aroma di buono che solo la piada sa offrire e compare il classico colore dorato con le macchie brunite. Adesso si toglie dal fuoco, si taglia a metà e si lascia un po’ all’aria. Per mantenerla calda e morbida prima di servirla, si può avvolgere in uno strofinaccio. Da qui le piadine impilate escono per la gioia del palato, pronte, ad essere farcite con ogni ben di Dio.

Tratto da «La cucina riminese tra terra e mare», di Michele Marziani e Piero Meldini, Panozzo editore.

IL TESTO

La piadina tradizionale romagnola deve il suo sapore così unico, non solo alle mani abili delle adzore, ma anche alla tipologia di cottura. La storia della piada si intreccia infatti in maniera indissolubile con un oggetto semplice, affascinante e ormai quasi scomparso: il testo, il solo strumento per cuocere una piada originale. Il testo romagnolo è una padella larga e piatta e arginata da un doppio bordo, su cui, una volta caldo, si appoggia la piadina e la si cuoce circa 1 minuto da ogni lato.
Le sue origini risalgono all’epoca Romana dove i legionari delle truppe dell’Impero usavano impastare acqua e farina per poi ottenere delle sottili sfoglie di farina e acqua (l’antenato storico della piadina) che cuocevano su tegole in terracotta (testum). I testi più antichi erano realizzati in terracotta, essendo un materiale che conduce perfettamente il calore. Con il passare dei secoli anche i materiali si sono modernizzati per renderlo più leggero e maneggevole, e gli antichi testi sono stati sostituiti da quelli in ghisa (ottima qualità e prezzo maggiore) o da quelli più economici in acciaio rivestiti di uno strato antiaderente.
La produzione, lunga e minuziosa, è molto affascinante: è necessario impastare acqua, argilla rossa dei colli Romagnoli e marmo polverizzato; dopodiché l’impasto veniva ricoperto di cenere per non farlo attaccare e veniva tornito in maniera del tutto manuale con un piano rotante guidato con i piedi per creare sagome di 35-40 cm di diametro. A lavoro fatto, sempre manualmente si creava un piccolo perimetro rialzato e si procedeva all’essiccatura all’aria che poteva durare dalle 2 alle 7 settimane a seconda della stagione, a cui seguiva una lunga cottura in forno di almeno 8 ore. Dopo l’accurato lavoro da mastro artigiano, il manufatto andava testato: se percuotendolo con i polpastrelli suonava come una campana allora era stato fatto un ottimo lavoro.  

Nel corso dei secoli il mestiere di testaio, cioè colui che fabbrica i testi, divenne una professione riconosciuta e molto ricercata in Romagna.

ACQUISTARE IL TESTO

Ai giorni nostri il testo è comunque rimasto un prodotto non globalizzato, infatti è molto difficile reperirlo al di fuori della Romagna. Se vi trovate nei paraggi potete trovarlo nei migliori negozi di casalinghi della zona o ancora meglio nei mercati rionali delle città.

Se no il consiglio è di acquistarlo su internet qui:
La Teggia Romagnola – teglia per piadina in terracotta
Testo Romagnolo in pietra lavica antiaderente

CONTROLLO QUALITÀ

Come dicevamo, una volta divenuto prodotto di largo consumo, è diventato importante per i Romagnoli agire in modo da conservare la tradizionalità della Piadina.

A questo scopo, alcune istituzioni e aziende situate nelle zone di produzione hanno costituito il Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola, incaricato di promuovere e valorizzare la Piadina Romagnola, oltre che di far applicare il disciplinare, testo di riferimento per la produzione.

Nel 2014 il Consorzio ha ottenuto per la Piadina il riconoscimento della denominazione di Indicazione Geografica Protetta (IGP). Come abbiamo già visto nell’articolo dedicato all’Aceto Balsamico Tradizionale la denominazione IGP è un marchio che viene attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti (agricoli o alimentari) per i quali una particolare qualità, la reputazione o un’altra caratteristica dipendono dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un territorio specifico. Per ottenere il marchio, almeno una delle fasi di produzione deve essere effettuata nella zona in questione.

Per assicurare la qualità e il rispetto del disciplinare ogni fase del processo produttivo viene monitorata garantendo la tracciabilità del prodotto e tutti i produttori, i trasformatori e i confezionatori sono iscritti in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano dei controlli.
Logo IGP

Se volete essere sicuri di stare mangiando la “vera” piadina Romagnola è importante controllare quindi che sulla confezione ci sia il logo della piadina Romagnola, rappresentante un gallo e una spiga di grano, e il logo IGP. Se volete invece la variante riminese dovete ricercare le parole “alla Riminese” in aggiunta.

Qui potete scaricare il disciplinare completo.

Logo IGP

USI COMUNI

Dato il suo carattere di cibo semplice, veloce e popolare la piadina oggi è uno dei cibi più utilizzati ed apprezzati della Romagna ed il solo pronunciare il suo nome riporta alla memoria le immagini delle spiagge di Rimini e delle serate estive passate al mare. Insomma una preparazione facile e centenaria, fatta da ingredienti semplici e popolari e che proprio grazie alla sua versatilità e bontà è diventata oggi uno dei cibi di Romagna più famosi ed apprezzati al mondo.
Data la sua grande diffusione e produzione, sono poche le famiglie romagnole che ancora oggi preparano le piade a casa impastandole al momento secondo la ricetta tradizionale. Molti preferiscono comprarle già cotte scaldandole sulla piastra bollente. Nonostante ciò, sulle strade di Romagna è molto facile incontrare ancora oggi chioschi dove la piadina viene preparata e stesa a mano come una volta.

Oggi per accompagnare la piadina si usa veramente di tutto e ciascuno può farcirla come preferisce. Solitamente vengono utilizzati salumi e formaggi, a cui si possono aggiungere verdure o altri condimenti a piacere.

Ci sono però dei sapori che si sposano perfettamente con gli aromi e la consistenza della piadina: il prosciutto crudo, dove il grasso tende quasi a sciogliersi nella piadina appena cotta. Una delle farciture tipiche è infatti quella con prosciutto crudo, squacquerone (formaggio fresco e cremoso, originario della Romagna) e rucola. Molto tradizionali sono anche: la piada coi sardoncini, più verso zone di mare (Rimini), con salsiccia e cipolla (verso l’entroterra e Santarcangelo), ma anche quella fresca in estate, con insalata croccante fresca (al massimo con aggiunta di squacquerone colante).

LA PIADINA FUORI DALLA ROMAGNA

La piada viene normalmente classificata come pane azzimo, che significa non fermentato, fatto senza l’uso del lievito. Uscendo dalla Romagna esistono diverse versioni di questa focaccia azzima, tutte di provenienza popolare, come la farinata ligure, la torta al testo umbra, le tortillas messicane, il lavash armeno, il chapati indiano, la yufka turca, la taguella dei tuareg, il papadum indiano ecc…

LETTURE GUSTOSE

Se siete curiosi di saperne di più sulla piadina, sulle sue ricette e sulla cucina romagnola in generale, vi consiglio queste letture:

La piadina. Segreti e ricette per preparare la vera piadina romagnola di Mirko e Alessandro Maioli
Ma sei di coccio? Tigelle, crescenti, piadine e focacce… lungo la via Emilia di Enrico Belgrado
In Cucina con Slow food – Ricette di Emilia Romagna: la Cucina Emiliana e Romagnola
La cucina della Romagna in 250 ricette tradizionali di Laura Rangoni

I LUOGHI DELLA PIADINA

Ammettetelo che non vedete l’ora di poter giudicare voi stessi quanto sono buone le piadine?!
Allora ecco per voi i posti storici e imperdibili dove andare per conoscere tutto sul mondo della Piadina.

Alla fine dell’elenco trovate anche una mappa per reperirli più facilmente!

Scopri i nostri Food Tours o scrivi a info@ilvasodipandoro.com

DOVE DORMIRE

B&B LA COMBRICCOLA

Qui non ci sono dubbi! 😉 Per soggiornare il nostro consiglio è il B&B La Combriccola.

Situato a S.Ermete, una frazione di Santarcangelo di Romagna, a soli 7 Km da Rimini, è gestito da Antonella ed Emilio, che se ne prendono cura con passione per offrire a ciascun ospite un soggiorno indimenticabile. Antonella ama accogliere gli ospiti con cura e cordialità, facendoli sentire a proprio agio e preparando loro il caffè con la sua fidata moka. Emilio è il mastro artigiano della combriccola. Artefice di molti degli oggetti dell’arredamento, ama consigliare gli ospiti sui posti da visitare e i ristoranti.
Alla Combriccola troverete quattro camere arredate in stile moderno e dotate di tutti i comfort, dove potrete rilassarvi tra una piadina e l’altra e godervi la pace delle campagne romagnole, anche usufruendo di biciclette gratuite. Ogni attimo vissuto alla Combriccola è unico e piacevole, sin dal risveglio del mattino nella quiete, tra i profumi di un abbondante colazione dolce e salata dove non mancano mai frutta fresca, torte e biscotti preparati con ricette tradizionali ed ingredienti locali, e, ovviamente, la piada.

DOVE VEDERE NASCERE UN TESTO

LE TEGLIE DI MONTETIFFI

Le Teglie di Montetiffi, a Sogliano al Rubicone (Forlì-Cesena), sono le teglie di argilla antenate del testo, prodotte da secoli solo nella zona di Montetiffi. Qui Maurizio e Rosella, i tegliai, sono i custodi di una tradizione plurisecolare. Hanno imparato da Pierino Piscaglia, ultimo erede di una famiglia di tegliai da più di quattro generazioni, e oggi sono loro che nei mesi estivi vanno in cerca delle argille, le mescolano con la calcite, e modellano a mano, le fanno seccare all’aria e al sole e poi le cuociono.
Maurizio e Rosella vi aspettano, previa prenotazione, per mostrarvi il loro laboratorio e farvi assistere alle fasi di produzione di queste storiche teglie.

DOVE MANGIARE LE MIGLIORI PIADE!

La Sangiovesa

Il ristorante-osteria La Sangiovesa è un’istituzione per gli abitanti della zona, rinomato tanto per le buonissime piadine quanto per i piatti e per la suggestiva location. Situato in un antico palazzo risalente ai primi del ‘700 vi offre un’immersione nella storia della Romagna e nella cucina classica tradizionale romagnola. Una volta entrati, passerete davanti alle azdore che impastando, stendono e cuociono le piadine.

Consigliato da Antonella ed Emilio del B&B La Combriccola e dalla mia amica Susanna, originaria di Cesena.

Il Campanone

Questo locale è gestito da marito e moglie, da sempre. Offrono piadine di grande qualità con farina mista, farcite con condimenti classici ma anche con pera, ricotta e fichi, fragole e squacquerone. Non si può prenotare ed è sempre pieno ma, durante l’attesa, il gestore offre da bere e carte da gioco.

Consigliato da Antonella ed Emilio del B&B La Combriccola.

Quinto quarto

Locale moderno, offre una bella vista sul porto canale di Cesenatico e una vasta scelta di piadine di qualità farcite in modo originale.
Buona anche l’offerta di bevande e birra.

Consigliato dalla mia amica Susanna, originaria di Cesena.

Casina del Bosco

Ingredienti di qualità e preparazioni artigianali che potete verificare con i vostri occhi grazie alla cucina a vista. Moltissime varietà di piadine, buone e ben farcite a prezzi accessibili.

Dalla Lella

Il locale, con tre sedi, è molto rinomato per la bontà delle sue piadine. Oltre a quelle classiche, sono disponibili più varianti: all’olio extravergine di oliva, al farro, ai cereali e farina integrale.

Da Ciana e Monda

Piadine con ingredienti di prima qualità e prezzi onesti. Il locale è piccolino ma ben organizzato con possibilità di stare fuori anche d’inverno.

La Piadina Riccionese

Piadine con ingredienti di qualità e molto ben farcite a basso prezzo.
Disponibilità di posti a sedere.

Nud e Crud

Locale al centro di Rimini che utilizza farine locali, prodotti di qualità, di stagione e del territorio. Piade con condimenti gourmet, oltre ai grandi classici.

Da Romano

Chiosco con piadina stesa e fatta al momento, porzioni abbondanti e prezzi onesti.
Da asporto con qualche posto a sedere.

SAGRE

Prima di lasciarci vi lascio questa ultima chicca, per gli appassionati del genere!

Dovete sapere che sono follemente innamorata delle sagre di paese. Cibi tipici, musiche tradizionali, giovani e vecchi del paese che preparano insieme da mangiare, anziani che ballano liscio, valzer e mazurche, bimbi che ballano qualunque cosa e gente che sorride e si diverte… non posso farci niente, per me sono pura poesia!
E visto che ho scoperto alcune sagre sulla piadina non potevo non inserirle. Così sapete cosa non dovete perdere se capitate in zona nel periodo giusto! 😉

Fiera di San Martino

Dove: Santarcangelo di Romagna
Periodo: Novembre

La Fiera di San Martino è conosciuta come la ‘fira di bécch’, vale a dire la ‘fiera dei cornuti’. L’origine di questo detto non è chiarissima ma certo è che le corna sono il simbolo di questa festa. Vengono appese sotto l’Arco ornate dai colorati cordoni che s’usavano per addobbare i forti buoi romagnoli quando venivano portati alle Fiere. Una volta appese, danno vita al malizioso rito, più o meno giocoso, di chi prova a passare sotto: se le corna oscillano durante il passaggio si deve dubitare della fedeltà del partner. Tutta la città è allietata da bancarelle e stand in cui sono proposte le eccellenze enogastronomiche locali e quelle provenienti dalle varie regioni italiane.
La cosa più importante è che durante la Fiera di San Martino viene eseguito il Palio della Piada, una simpatica competizione tra piadinari non professionisti alle prese con farina e mattarello. Il Palio si conclude con la fatidica sfida delle azdore, le vere regine di “tulir e sciadour” (tagliere e mattarello).

Piadina night

Dove: Rimini
Periodo: Luglio

Una serata di festa e gusto organizzata dal Consorzio per celebrare la piadina, declinata tra i tanti stand nella molteplicità di ripieni che la distinguono. A fare da cornice: la sua musica più rappresentativa, racconti ed intrattenimento.

Festa della Piadina: La pis un po’ ma tot

(che tradotto dal dialetto significa
“piace un po’ a tutti”)

Dove: Bellaria Igea Marina (Rimini)
Periodo: Settembre

In questi tre giorni della Festa della Piadina potrete godervi stand gastronomici, prodotti tipici, intrattenimenti musicali, show cooking e ovviamente la piadina in tutte le sue innumerevoli varianti.

Piadiniamo


Dove
:
Savignano sul Rubicone
Periodo: Luglio

Le piadinerie sono collocate lungo il percorso del centro storico di Savignano sul Rubicone, dove il visitatore può assaggiare i diversi tipi di piadine, circondato da artisti di strada, figuranti, cantastorie e le note dei valzer, polche e mazurche tipici romagnoli.

1 Nel disciplinare come materie prime opzionali sono indicati solo gli agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, difosfato disodico, amido di mais o frumento, fino a 20 grammi). È vietata l’aggiunta di conservanti, aromi e/o altri additivi.
2 La Romagna è una regione storica, geografica e linguistica dell’Italia settentrionale che per quasi la sua totalità forma insieme all’Emilia la regione amministrativa dell’Emilia-Romagna. Geograficamente fanno parte della Romagna anche alcune zone della Provincia di Pesaro e Urbino (nelle Marche), parte della città metropolitana di Bologna, parte della città metropolitana di Firenze, alcuni territori della provincia di Arezzo in Toscana e la Repubblica di San Marino.
3 La piada. Nuovi poemetti, Giovanni Pascoli.
4 La Piè (Il pane dei poveri) di Marino Moretti.

© FOTO CREDITS
Le foto di questo articolo sono state gentilmente offerte da:
Il Consorzio della Piadina Romagnola (foto delle piadine e degli ingredienti),
Il B&B La Combriccola (foto del B&B e dei paesaggi),
Le Teglie di Montetiffi (foto delle teglie),
Piadiniamo (foto delle sagre),
che ringrazio sentitamente per la disponibilità.
La foto che raffigura la azdora appartiene invece alla mia famiglia, risale agli anni ’50, e quella nella foto è la mia nonna. ❤️